Lavagna che rappresenta due percorsi, uno semplice ed uno difficile. Quello semplice dice "your plan" e quello difficile dice "Reality"

Un viaggio inizia nel momento in cui pensi di farlo.

Proprio così, nel momento in cui ho saputo che avrei dovuto andare a Milano per lavoro sono iniziate le preoccupazioni.

Vi chiederete cosa c’è di così tanto preoccupante. Nulla se non fossi alto 120cm e non avessi dei problemi alle articolazioni.

A questo punto vi starete chiedendo che relazione c’è tra le mie disabilità ed il viaggio a Milano. Leggete fino in fondo questo articolo e lo capirete.

Ecco cosa fanno la maggior parte delle persone:

  1. Vanno sul sito di Trenitalia, impostano la data e l’ora, scelgono la soluzione migliore per la partenza e quella per il ritorno, confermano, pagano e, come diceva Renato Pozzetto in un suo film: TAAAAAC, treno prenotato.
  2. Vanno su booking.com, scelgono la data di arrivo e di partenza, località Milano, zona stazione, cliccano su cerca e poi, dopo una quindicina di minuti a guardare le recensioni delle soluzioni proposte, scelgono l’hotel dove alloggiare, pagano e TAAAAC, hotel prenotato.
  3. Attendono il giorno della partenza.

Per me invece le cose non sono così semplici.

Per prima cosa, siccome la maggior parte dei treni italiani e delle stazioni ferroviarie non sono per me accessibili, ho dovuto pensare ad una persona a cui chiedere di accompagnarmi.

Qualcuno potrebbe dire che esiste un servizio pubblico per le persone con ridotta mobilità per salire sui treni. Il servizio effettivamente esiste però, va richiesto tramite un numero telefonico dedicato tramite il quale un operatore deciderà quali treni devo prendere, tenendo presente che le coincidenze non possono essere inferiori a 30 minuti. Detta così non sembra essere poi tanto drammatica la cosa.

Se vi dico che per andare a Milano impiegherei quasi 7 ore ed altrettante per rientrare, la situazione cambia un po’ vero?

Per poter avere quindi il diritto di scegliere quando partire e quanto rientrare ho chiesto a mia madre il favore di accompagnarmi.

Dopo aver perso quasi una giornata per verificare gli orari dei treni, chiedere la disponibilità a mia madre, riverificare i treni disponibili in base alle nostre esigenze, il primo ostacolo è stato superato.

Ora arriva la parte difficile: prenotare l’hotel.

Vado su booking e cerco intanto degli hotel vicini ad una fermata della metropolitana e raggiungibili senza cambi dalla stazione centrale di Milano. Ovviamente questi filtri non sono disponibili su booking e quindi ho dovuto cercare informazioni qua e là per identificare alcuni hotel.

A questo punto le difficoltà aumentano. Provo a chiedere a booking che mi cerchi degli alberghi con ascensore, con la doccia in camera e adatti ad una persona bassa.

Per scegliere un hotel ho bisogno di conoscere l’altezza dei rubinetti del bagno e della doccia, l’altezza del campanello, se presente, per accedere all’hotel, e tante altre piccole informazioni che per molte persone sono ininfluenti.

Il massimo che booking sa dirmi è se c’è l’ascensore che raggiunge tutti i piani e se l’hotel è completamente accessibile a persone con disabilità.

Se queste informazioni fossero attendibili sarebbe già una buona cosa.

Comunque non riesco ancora a spiegarmi il significato di “intera unità accessibile ai disabili”. Chi sono i disabili? Sembra essere una categoria di persone che hanno tutte gli stessi bisogni.

Probabilmente i proprietari degli hotel quando devono indicare se l’intera unità è accessibile ai disabili non sanno nemmeno loro chi sia questo fantomatico “disabile”.

Qualche conoscente a cui si sono rivolti per rispondere alla domanda gli avrà detto: “se ha una camera per disabili rispondi Sì”. Camera per disabili: altro termine che vuol dire tutto e niente, soprattutto per chi disabile lo è.

Fatte queste divagazioni su cui tornerò fra poco, dopo un paio di notti passate davanti al computer ho scelto di prenotare l’Hotel Stradivari in Via Stradivari a Milano.

In base alle informazioni acquisite l’hotel è situato a pochi metri dalla fermata “Loreto” della metropolitana, con ascensore che raggiunge tutti i piani, completamente accessibile ai disabili e dalle foto con una doccia con una piccola soglia per entrare e rubinetti che paiono essere ad una altezza a me adatta.

Arriva il giorno prima della partenza.

Io e mia madre scegliamo di preparare una sola valigia in quanto la stazione di Udine non dispone di ascensori e quindi con due valige sarebbe stato difficoltoso per mia madre aiutarmi.

Udine, binario 6, raggiungibile solamente scendendo e poi risalendo una rampa di scale. Arriva il treno regionale veloce che ha l’accesso a raso e quindi, con mia grande gioia riesco a salire senza aiuto.

Venezia Mestre, Binario 4. Il treno si ferma e mi dirigo verso l’uscita convinto di scendere senza problemi come sono salito. Non è così. Un dislivello di 35cm separa il treno dalla banchina. Con estrema difficoltà e con l’aiuto di mia mamma che ha dovuto temporaneamente abbondare la valigia, sono riuscito a scendere.

Arriva la Freccia Argento per Milano e anche qui per salire devo superare 3 scalini piuttosto alti. La mia unica consolazione è stata che per spostarmi da un binario all’altro a Mestre ho trovato l’ascensore, ed era pure funzionante!!

Arrivati a Milano

Scesi dal treno, facendo i soliti 3 gradoni, ci dirigiamo verso l’uscita della stazione alla ricerca della metropolitana, linea verde. Le indicazioni sono assenti oppure poco chiare e con molta difficoltà siamo riusciti a trovare la strada giusta. Pensate che da una ricerca dell’Organizzazione Mondiale per il Turismo quasi il 25% dei viaggiatori lamenta problemi di orientamento all’interno di stazioni o aeroporti.

Trovata la via maestra e giunti in metropolitana senza particolari problemi, prendiamo il treno, anche questo senza grandi dislivelli, e scendiamo alla fermata Loreto.

Qui troviamo diverse scale mobili per uscire. La prima impressione della metropolitana milanese, a parte le indicazioni migliorabili per orientarsi meglio, è buona.

Pochi passi ed arriviamo all’hotel

La prima cosa che noto è un campanello a circa 150cm di altezza. Se non fossi stato accompagnato avrei avuto il primo problema: suonare il campanello per me troppo alto.

Ci aprono la porta e cosa troviamo? L’ascensore che raggiunge tutti i piani? Sarebbe stato troppo bello. Mi trovo davanti a 10 scalini, con passamano piuttosto distante da essi e con una porta di vetro a spinta posizionata sull’ultimo scalino.

Dopo questa rampa di scale, il portinaio ci indica l’ascensore dietro l’angolo per salire al secondo piano.

Dopo pochi minuti dal mio arrivo mi accordo quindi che le informazioni presenti su booking erano errate. La struttura non è adatta a persone con disabilità motoria e l’ascensore non raggiunge tutti i piani.

Arrivo alla reception che è alta 120cm (come me) e dall’altro lato c’è una ragazza della quale sentivo solo la voce perché il bancone era alto anche per lei.

Siccome non riuscivamo a vederci e ci sentivamo con fatica ha parlato con mia madre. Per completare le operazioni burocratiche di identificazione e pagamento ho dovuto dare documento di identità e carta di credito a mia mamma affinché le potesse passare alla receptionist.

Finalmente possiamo andare in camera

Il percorso verso la camera per me non era difficoltoso però ho pensato ad una persona che si muove con sedia a ruote. Al centro del corridoio c’era una striscia di moquette spessa e morbida incassata nel pavimento: la cosa peggiore per chi usa una sedia a ruote.

La camera era molto bella e spaziosa, con due letti matrimoniali ed ampi spazi di manovra. Il bagno quasi perfetto se non fosse per la mancanza di porta asciugamani e lo specchio del bagno posizionato a partire da una altezza di 120cm.

Dopo un breve riposino mi dirigo verso il luogo del mio appuntamento di lavoro.

Fermata “Loreto” della metropolitana.

Ritorniamo da dove siamo venuti. Ci guardiamo attorno e vediamo tantissime uscite con scritto “Solo uscita” e nessuna entrata. Nessuna indicazione su dove sia l’entrata.

Chiediamo a dei passanti e ci dicono di entrare dall’uscita. Chiedo se sanno se esiste una scala mobile che scende o un’ascensore. Ci suggeriscono di provare a vedere in Piazzale Argentina.

A questo punto dovevo scegliere se farmi qualche centinaia di metri per andare in piazzale Argentina oppure fare una scalinata entrando dall’uscita. Ho optato per quest’ultima soluzione.

Scendendo le scale mi sono chiesto per quale motivo nei cartelli “Solo uscita” non viene indicata la direzione per l’entrata? e soprattutto perché non ci sono indicazioni per un’ascensore o una scala mobile?

Prendiamo il treno e scendiamo alla fermata vicina al luogo dell’appuntamento. Seguiamo le indicazioni per l’uscita con ascensore. Arriviamo all’ascensore ma non funziona. Cerco delle indicazioni per una scala mobile, non le trovo. Chiedo informazioni e mi dicono che in quella stazione c’è solo l’ascensore e il montascale per carrozzine. Mi rassegno a fare le scale per uscire.

La serata prosegue bene. Rientriamo in hotel e andiamo a dormire.

Pronti per la colazione

Vado a fare colazione in attesa che mia madre di prepari. Arrivo alla sala buffet ed anche qui tutto è estremamente alto. Non riesco a prendere nulla in autonomia e così devo attendere mia madre per poter fare colazione.

Dalla stazione “Loreto” della metropolitana alla Stazione Centrale

Questa volta ci dirigiamo subito in piazzale Argentina che è a due passi e troviamo l’ascensore funzionante per scendere.

Dobbiamo scendere ma a quale piano? Non ci sono indicazioni. Proviamo -1, usciamo dall’ascensore ma non è quello giusto, proviamo -2, usciamo dall’ascensore e non troviamo indicazioni. Ci rassegniamo e chiediamo ad una persona che ci indica gentilmente dove andare.

Si riparte per Venezia Mestre

Dopo un viaggio tranquillo arriviamo a Venezia Mestre, scendiamo dalla Freccia Argento facendo i soliti 3 gradoni. La stazione è molto accessibile, ha gli ascensori, i locali sono molto fruibili.

Ci mangiamo un panino ed attendiamo il treno. Arriva il treno e noto subito il dislivello di 35cm tra la banchina ed il treno. Con molta fatica riesco a salire.

Arrivo a Udine

Finalmente siamo ritornati. Ci facciamo le solite rampe di scale che ormai ben conosciamo alla stazione di Udine e riprendiamo l’auto per tornare a casa

Morale della favola

Quali sono le cause principali dei miei disagi?

Se escludiamo i problemi dell’accessibilità delle stazioni italiane il problema più grosso non è tanto la non accessibilità degli alberghi o delle città ma la mancanza di informazioni.

Quanto poco costa a chi gestisce un hotel rendere disponibili quelle informazioni che per me e per molte altre persone sono essenziali, a confronto del costo psicologico del disagio, della sofferenza e del senso di dover dipendere da qualcuno che chi ha delle necessità deve pagare?

Quanto costa pensare anche agli altri? Conviene rischiare delle recensioni negative? Conviene avere dei clienti scontenti? Conviene ignorare che le persone che hanno delle necessità sono sempre di più?

E se pensiamo a chi gestisce i trasporti pubblici, le stazioni, la città: quanto costa rendere fruibili i servizi pubblici? Quanto costa fare in modo che le persone sappiano se un’ascensore o una scala mobile funziona senza doverlo scoprire sul posto? Quanto costa mettere delle indicazioni chiare per facilitare gli spostamenti all’interno ed all’esterno delle stazioni?

Costa il tempo di fermarsi e pensare inclusivo!

William Del Negro