Copertina con foto ospiti della puntata e titolo

Intervista a William Del Negro su Radio1 Rai in occasione della Giornata Mondiale per le persone con disabilità


In occasione della Giornata Mondiale per le persone con disabilità Radio Rai1 ha invitato William Del Negro, Presidente dell’Associazione #IOCIVADO e Presidente e fondatore della Startup Innovativa a Vocazione Sociale Willeasy, a prendere parte alla puntata della trasmissione “Che giorno è?” durante uno spazio di approfondimento sul tema della disabilità, accessibilità ed inclusione.

Riportiamo la trascrizione degli interventi a partire dal minuto 16.00 relativi al tema della Giornata mondiale per le persone con disabilità

Trascrizione intervista

[MG] Che giorno è?
Lo abbiamo detto. É la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Nell’occasione la facciata di Palazzo Montecitorio resta illuminata di viola dalle 18.00 di oggi alle 13.00 di domani. Il viola, lo ricordiamo, è il colore internazionalmente associato alle battaglie in favore dei diritti delle persone con disabilità.

Allora buongiorno a Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

[GG] Buongiorno a voi e ai vostri ascoltatori.

[MG] Grazie, che giornata sarà Giampiero Griffo?

[GG] Una giornata che nel mondo vede le organizzazioni di persone con disabilità e le istituzioni impegnate a sottolineare che le persone con disabilità non vivono ancora l’eguaglianza di opportunità e non discriminazione nella partecipazione della società. E’ una giornata, quindi, di lotta che è solo la punta dell’iceberg di tante (365) giornate di iniziative, battaglie e anche di riconoscimenti.

E’ un giorno che non è di festa, ma di impegno e per riuscire ad ottenere quei risultati che soprattutto la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità hanno messo in campo e che oggi richiedono un impegno nuovo a cambiare prospettiva e paradigma negli interventi.

[MG] Le leggo un passo d’una lettera pubblicata, stamane, dalla Stampa: “Ma dov’è la festa per me e per il mio Tommy?”. Si interroga un padre che dice: “ Che faccio oggi, metto il vestito buono ed esco con mio figlio? Qualcuno, però, mi dica dov’è oggi la festa. Davvero, non vedo l’ora di battere le mani a quanti taglieranno nastri, faranno discorsi, visiteranno opere pie, laici, istituti, associazioni benefiche; altri abbracceranno gli infelici, asciugheranno lacrime delle madri; anche brave persone, senza dubbio, che sempre più somigliano a mio nonno reduce ed invalido della Grande Guerra che ogni 4 novembre era prassi andasse alla sfilata per ricordo della vittoria, si metteva l’abito blu con tutto il suo medagliere attaccato che occupava metà torace.” Giampiero Griffo?

[GG] Diciamo, la descrizione è una descrizione in negativo. Dall’approvazione della Convenzione è cambiato molto a livello internazionale. Se andiamo a vedere tutti i documenti, da quello sullo sviluppo sostenibile a quello sulle emergenze, a quello sugli interventi sulla cooperazione, etc vediamo che le persone con disabilità sono inserite in tutti questi ambiti. E’ un cambiamento notevole che richiede l’impegno di tutti, anche di quelli che vivono la condizione di persone con disabilità a rivendicare i propri diritti. La lamentazione non ci aiuta.

L’impegno, invece, è quello di modificare la percezione di chi sia la persona con disabilità. Intanto, nella definizione delle Nazioni Unite che adesso dovrebbe diventare la legge quadro che il Governo ha presentato alle Camere, una definizione più corretta: “Le persone con disabilità sono disabilitate dalla società”, nel senso che non è una condizione soggettiva ed individuale, ma è l’interazione con l’ambiente, le attitudini sociali, con le barriere e le discriminazioni che le persone incontrano nella loro partecipazione nell’accesso ai diritti.

É un cambiamento sostanziale, perché ancora oggi in Italia prevale un modello medico della condizione delle persone con disabilità e partire da una valutazione di tipo diverso: quali sono le barriere, le discriminazioni, le limitazioni che la società produce alla piena partecipazione e all’accesso ai diritti. Non è un caso che noi rivendichiamo dei progetti personalizzati. Le persone con disabilità non sono oggetto di d’intervento, come ancora esiste nel nostro Walfare, ma sono soggetto del cambiamento e producono innovazione.

[MG] C’è un rapporto dell’ SWG, ne parla oggi l’Avvenire, ci dice che gli italiani sono poco aggiornati sulle condizioni dei più svantaggiati e crescono addirittura sentimenti di indifferenza e di pregiudizio. Possibile?

[GG] Diciamo che quelli sono sicuramente dei dati reali. Anche se il pregiudizio nasce da un trattamento sbagliato nei confronti nei secoli, non è che io sia astigmate che qualcuno oggi mi pensa in maniera più cattiva. Siamo stati trattati in maniera inadeguata per secoli, per millenni. E’ chiaro che il cambiamento è molto particolare e richiede tanto impegno. Secondo la Commissione Europea durante la pandemia c’è stato un carico sproporzionato di problemi sulle persone con disabilità e le loro famiglie che certo ha acuito i problemi che avevamo già da prima.

[MG] Ne ha parlato il Presidente della Repubblica Mattarella in questo messaggio, in cui ha detto tra l’altro: “Purtroppo la crisi sanitaria che ancora ci costringe ha compremesso, in molti casi, le occasioni di socialità delle persone con disabilità rendendole più vulnerabili. Si sono prodotte situazioni di vero e proprio isolamento ed esclusione sociale a causa della pandemia”.

[GG] Si, ha ragione. Mattarella ha sempre avuto molta attenzione alle persone con disabilità. Io credo che oggi, però, la consapevolezza che il Walfare di protezione che noi abbiamo non ha protetto le persone con disabilità durante la pandemia, sta facendo emergere l’esigenza di un Walfare di inclusione. Invece di chiuderli in istituti, dovrebbero rimanere a casa, avere i sostegni appropriati, riuscire a superare i livelli di occupazione che sono ancora molto modesti e, nello stesso tempo, intervenire per garantire vita indipendente, Dopo di noi, budget di salute, cioè tutti quegli elementi che aiutano a rendere la persona un cittadino con i sostegni appropriati.

[MG] Allora, grazie a Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Io parto da una frase, cito una frase “Realizzare i diritti e la leadership delle persone con disabilità farà progredire il nostro futuro comune”, lo ha detto ll Segretario Generale dell’Onu Guterres in apertura del messaggio per la giornata di oggi.
Quale frase migliore per presentare, William del Negro, buongiorno.

[WDN] Buongiorno.

[MG] William del Negro, grande amante dei viaggi, ha dovuto affrontare non poche difficoltà a causa della sua statura e per questo ha fondato una Startup Innovativa a Vocazione Sociale che sta sviluppando il primo ecosistema digitale dell’accessibilità in Italia. Allora, di cosa si tratta?

[WDN] Io sono partito dalla mia esigenza, essendo una persona di bassa statura, che era quella di riuscire a trovare dei posti adatti alla mia esigenza semplicemente per prenotare un albergo. La mia esigenza è legata alla statura, quindi, di cosa ho bisogno? Sapere se, per esempio, posso lavarmi in un albergo, quindi l’altezza del rubinetto della doccia, lavandino o se riesco ad accendere le luci.
Cose normali a cui noi pensiamo troppo poco, effettivamente.
Che per me sono fondamentali e, anche online o telefonando, non si trovano. Da qui ho cominciato a fare delle ricerche e a chiedere alle persone: “Ma sono solo io ad avere questi problemi?” o, effettivamente, è un problema di tutti?”

E questo problema non è solo delle persone con disabilità, ma è di tantissime persone.
Quindi, anche dei genitori che hanno un bambino piccolo, quindi si muovo con un passeggino, hanno delle necessità legate all’accessibilità. Chi ha intolleranze alimentari, veramente la disabilità non è legata alla malattia o al fatto di essere in carrozzina.

La disabilità è una necessità che fa sì che le persone abbiano necessità di fare determinate cose, in determinati momenti, diversi dalla maggioranza delle altre persone. Tutti quanti temporaneamente siamo non disabili, ma in un determinato momento lo possiamo diventare. La disabilità può essere anche di chi non sa usare un computer e adesso che si digitalizza tutto, queste persone si trovano ad essere disabili nell’utilizzo del computer. Quindi, dobbiamo andare oltre al concetto standard di disabilità fisica come spesso viene concepita.

L’idea della nostra startup è quella, intanto, di risolvere questo problema che è quello dell’accesso alle informazioni. Raccogliere informazioni oggettive, precise e verificate, su luoghi, strutture ed eventi e permettere alle persone di verificare prima di muoversi, prima di spostarsi da casa e capire se questo luogo è adatto o meno alle proprie esigenze. In questo modo sono liberi di scegliere, si possono spostare in modo più consapevole ed organizzare nel caso in cui dei luoghi non siano perfettamente accessibili. Esempio, devo andar dal medico ( medico nuovo e che non conosco) e non so se posso suonare il campanello, se lo trovo su un portale dove c’è questa informazione mi porto via il bastoncino per suonare il campanello.

[MG] William del Negro, non per desiderio di fare classifiche ovviamente ma per capire. Lei che è un appassionato di viaggi, esistono paesi più progrediti, più sensibili alle esigenze delle persone con disabilità?

[WDN] Avendo viaggiato all’estero diciamo che non c’è il paese perfetto. Tutto il mondo è paese. Può cambiare un po’ la mentalità, ad esempio nel mio caso io sono riuscito a muovermi tranquillamente da solo, senza accompagnatori, in Gran Bretagna, dove i treni ed i mezzi pubblici sono più accessibili. Mi sono trovato molto meglio rispetto all’Italia. Non possiamo dire che Londra sia totalmente accessibile, perché non lo è. Però, diciamo nel mio caso muovendomi non su una carrozzina, avendo determinate difficoltà a fare gli scalini troppo alti o salire su un mezzo pubblico mi sono trovato molto meglio. E anche a livello di informazioni ne ho trovate di più rispetto all’Italia. C’è molto da lavorare, però, ovunque.

[MG] In Italia che cosa dobbiamo fare secondo lei? Quali sono i nostri punti deboli?

[WDN] In Italia, dobbiamo iniziare a pensare inclusivo. Cosa significa pensare inclusivo? Fare formazione nelle scuole, perché i bambini di oggi saranno i progettisti del domani. Far sì che i progettisti di oggi pensino e chiedano alle persone di cosa hanno bisogno e si adeguino loro. Quindi, rendere l’ambiente più inclusivo, perché come si diceva prima la disabilità non è tanto nella persona, ma nell’ambiente che impedisce alle persone di essere fruito.

[MG] Allora, grazie anche a William del Negro, Presidente e fondatore di questa startup che si chiama Willeasy e presidente dell’associazione IOCIVADO.


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